Le azioni di conservazione agiscono direttamente su specie, habitat ed ecosistemi migliorandone lo stato di conservazione o impedendone il degrado. Esse si svolgono su tutta la superficie del Parco e interessano tutti i tipi di habitat in esso inclusi.
I risultati delle azioni di conservazione sono concreti e misurabili e apportano un beneficio evidente agli habitat a cui il progetto è diretto.

Arresto della disseminazione e gestione piante invasive nelle aree naturali più vulnerabili

Il controllo dell’ailanto è difficile per le grandi capacità riproduttive e propagative proprie della specie, in particolare per la produzione di numerosi polloni radicali dalle radici e ricacci dalla base della pianta e per lo sviluppo di un apparato radicale estremamente sviluppato e difficilmente estirpabile. La specie reagisce negativamente al taglio, ricacciando prontamente un numero elevato di getti che aumentano notevolmente la densità di pianta. Il taglio, infatti, elimina la chioma e la parte aerea, ma lascia inalterato l’apparato radicale. Il metodo chimico è il più efficace per il controllo della specie, ma presenta numerosi svantaggi, soprattutto quando applicato in un’area naturale protetta.

Fra questi: inquinamento ambientale derivante dal rilascio di fitofarmaci in aree ad alta sensibilità; rischi per l’esposizione ai fitofarmaci di operatori, animali e piante; divieto di applicazione in alcune aree protette. Grazie a precedenti studi sono state messe a punto e sperimentate con successo delle modalità di somministrazione di erbicidi sistemici direttamente nel tronco delle piante indesiderate, combinando metodi meccanici e chimici. Tali tecniche (iniezione, decorticazione e taglio seguiti da applicazione di erbicida, endoterapia) consentono la massima localizzazione ed efficacia del prodotto, assenza di deriva, minimi volumi di impiego (pochi ml per piante di grandi dimensioni), minima dispersione nell’ambiente e quindi ridotto impatto sull’ambiente e sugli operatori, numerosi altri vantaggi quali la possibilità di essere impiegate in aree sia naturali che antropizzate. I sistemi di controllo impiegati sono inoltre estensibili ad altre specie e ad altri ambienti naturali e antropizzati a livello sia nazionale che europeo.

Le azioni di conservazione, che saranno in corso di realizzazione per l’intera durata del progetto, consistono nell’esecuzione degli interventi di eliminazione della specie invasiva ad opera del personale addetto dell’ARIF in collaborazione e con il coordinamento del personale ISPA-CNR. Gli interventi mirano innanzitutto ad arrestare la diffusione dei semi eliminando prima le piante femminili e a tutelare in maniera prioritaria le aree naturali più vulnerabili.

L’eradicazione di A. altissima sarà realizzata in tutto il Parco Nazionale dell’Alta Murgia per mezzo di una strategia innovativa eco-compatibile e a basso impatto, basata su tecniche di applicazione a basso volume al fusto che combinano l’uso di metodi meccanici e chimici. Per censire e mappare le piante, gestire i trattamenti e monitorare l’infestazione di ailanto nell’intero Parco, dunque come strumento per supportare l’intero progetto, è stato utilizzato un metodo di mappatura basato su un sistema tecnologico innovativo assistito da mappe satellitari (il software ApiS-Maps).

Ad oggi sono state trattate numerose aree naturali e coltivate sia private che demaniali in agro di Altamura, Toritto, Corato, Cassano delle Murge, Bitonto, Gravina di Puglia, Spinazzola, Poggiorsini, Ruvo, Grumo, Andria, Minervino Murge e Santeramo in Colle. Operazioni di eradicazioni sono state effettuate anche in jazzi, masserie ristrutturate e in ruderi in totale stato di abbandono.

Dimostrazione sulle altre specie arboree esotiche invasive

I sistemi di controllo impiegati per l’ailanto sono estensibili ad altre specie e ad altri ambienti a livello sia nazionale che europeo. Tali tecniche sono state impiegate, in via sperimentale, su Robinia pseudoacacia, la seconda infestante arborea più diffusa nel Parco dopo l’ailanto, in tre diverse aree.

Recupero e smaltimento tronchi

Le piante di ailanto subiscono sempre il taglio. Questo può essere realizzato subito prima dell’applicazione dell’erbicida o un anno dopo il trattamento nel caso delle tecniche di decorticazione, iniezione ed endoterapia.

Nel caso del taglio, tutti i tronchi e i rami di maggiori dimensioni vengono recuperati e stoccati in loco presso le aziende. Nella maggior parte dei casi sono i proprietari a voler sfruttare il legno come combustibile per la produzione di calore per uso domestico. Nel caso in cui il proprietario non desideri utilizzare il legno, questo viene messo a disposizione della popolazione locale.

Tutta la ramaglia viene successivamente cippata con una cippatrice trainata, dopo essere stata lasciata a seccare per un breve periodo. Il materiale residuo viene poi sparso sul suolo.

Trattamenti di completamento

Dopo la fine di tutti gli interventi, se necessario, ovvero dove sarà accertata la presenza di ricacci nelle aree già trattate, sono stati già eseguiti trattamenti di completamento per eliminare le piante in modo definitivo.